Perché questa mozione
Con questa mozione esprimo, a nome mio e del mio gruppo, un dissenso netto verso il cosiddetto Decreto Scuola. Non possiamo accettare logiche globali e cieche di esclusione degli studenti.
Il punto più critico è il tetto del 30% di studenti stranieri per classe, che viola, tra tutti, anche il principio di prossimità. Una bambina o un bambino potrebbe dover andare a scuola dall’altra parte della città, senza che nessuno si chieda se la famiglia ne abbia i mezzi: eppure andare a scuola è un obbligo, oltre che un diritto. A Montelupo, dove tutte le scuole statali del primo ciclo fanno capo a un unico istituto comprensivo, superare la soglia vorrebbe dire allontanare chi resta fuori dalla propria comunità.
Il decreto è anche contraddittorio. Dichiara di voler potenziare l’insegnamento dell’italiano agli studenti stranieri, ma intanto si tagliano i fondi alla classe di concorso A023, quella dei docenti di italiano per chi lo impara come seconda lingua. E appesantisce ancora di più enti locali, uffici scolastici territoriali e istituti, a cui toccherebbe ridistribuire gli studenti.
Non sono contrario a incoraggiare una composizione equilibrata delle classi, che può aiutare chi sta imparando l’italiano: è emerso anche dal dibattito in aula. Ma un obbligo percentuale, deciso dal Ministero allo stesso modo per tutte le classi d’Italia, toglie al territorio una scelta che spetta alla scuola, l’unica in grado di valutare caso per caso.
Testo della mozione
Scarica il PDF (156 KB)Premesso che
- L’articolo 2 della Costituzione cita: “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità”, quindi anche in quella formazione sociale che è la comunità scolastica;
- L’articolo 3 della Costituzione affida alla Repubblica il compito di “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”;
- L’articolo 34 della Costituzione sancisce in modo inequivocabile che “La scuola è aperta a tutti”;
- Il diritto all’istruzione senza discriminazioni è garantito da fondamentali trattati internazionali ratificati dall’Italia, tra cui la Dichiarazione Universale dei Diritti dell’Uomo (art. 26), la Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza (art. 28) e il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali (art. 13);
- La scuola pubblica, che Piero Calamandrei definiva “organo centrale della democrazia”, è la scuola di tutti che “crea cittadini” e rappresenta oggi il principale strumento di emancipazione individuale e coesione sociale, volto a rimuovere – e non ad aumentare – le differenze sociali;
- L’ordinamento scolastico italiano ha costruito negli anni solidi pilastri per l’integrazione, a partire dalla circolare ministeriale 8 settembre 1989, n. 301 (“Inserimento degli stranieri nella scuola dell’obbligo”), emanata dall’allora Ministro della Pubblica Istruzione Sergio Mattarella, oltre alla circolare ministeriale n. 5/1994 che stabilisce il diritto all’iscrizione alla scuola dell’obbligo per i minori stranieri presenti sul territorio, confermato poi dall’articolo 38 del Testo Unico sull’immigrazione (D.Lgs. 286/1998) e dall’articolo 45 del relativo Regolamento di attuazione (D.P.R. 394/1999);
Preso atto che
- La circolare ministeriale n. 2 dell’8 gennaio 2010 a firma dell’allora ministro Gelmini indicava un tetto orientativo del 30% di alunni con cittadinanza non italiana per classe, promuovendo al contempo azioni di supporto linguistico e mediazione culturale;
- Il recente Decreto-legge 30 settembre 2026, n. 170, adottato dal Governo, introduce, tra le altre misure relative alla formazione delle classi, un tetto del 30% per alunni stranieri o con presunte carenze linguistiche, prospettando la redistribuzione degli studenti tra istituti scolastici differenti;
- Il decreto prevede anche l’attivazione di percorsi di lingua italiana (per raggiungere il livello A2) dedicati ai genitori con barriere linguistiche, per favorire l’integrazione e il diritto allo studio dei figli oltre, infine, al divieto del volto coperto all’interno delle scuole, con sanzioni amministrative previste per i casi di inottemperanza;
Considerato che
- Lo strumento normativo del decreto-legge si applica esclusivamente in casi straordinari di necessità e urgenza in base all’articolo 77 della Costituzione, quando il Governo deve intervenire con la massima rapidità per fronteggiare situazioni impreviste;
- La presenza di alunne e alunni con differenti storie familiari, linguistiche e culturali costituisce una realtà consolidata anche nei nostri territori ed è indubbio che questo tipo di esigenza richieda politiche scolastiche capaci di accompagnare i percorsi di apprendimento, rafforzare le competenze linguistiche e garantire a ciascuno gli strumenti necessari per partecipare pienamente alla vita scolastica;
- Il decreto si riferisce nello specifico, per la scuola primaria, agli alunni con cittadinanza non italiana non nati in Italia o che non abbiano frequentato almeno due anni di scuola dell’infanzia in Italia e, per la secondaria (sia di primo che di secondo grado), a quelli che non abbiano frequentato con esito positivo almeno tre anni di scuola in Italia. Tuttavia, non chiarisce in questi casi quali siano gli anni effettivi, considerando che sempre più spesso gli studenti che giungono in Italia non arrivano all’inizio dell’anno scolastico, ma nel corso dello stesso;
- Le misure introdotte dal decreto sono da ritenersi restrittive poiché volte alla formazione delle classi e alla distribuzione degli alunni facendo riferimento al limite del 30% e prevedendo per questo la distribuzione degli studenti tra istituti scolastici differenti a carico degli Uffici scolastici territoriali. In relazione a questi casi specifici si incorre in un limite geografico, oltre che normativo, in quanto dovrebbe essere salvaguardato il principio di prossimità. Gli istituti scolastici statali non sono situati solo in grandi città come Roma e Milano, dove questo principio può essere rispettato, ma anche in comuni come il nostro, dove tutte le scuole statali dell’infanzia, primarie e secondarie di primo grado fanno capo a un unico istituto, l’I.C. Baccio da Montelupo, o in zone isolate o montane dove gli istituti presenti sono di fatto gli unici: in questi casi la redistribuzione significherebbe allontanare bambine, bambini e ragazzi dalla propria comunità;
- Il decreto prevede che, nei casi in cui il tetto non possa essere rispettato, sia stanziato un fondo per corsi extracurricolari di lingua italiana, senza tuttavia chiarire efficacemente come queste risorse possano essere spese;
- Le classi con una presenza significativa di alunni che necessitano di alfabetizzazione in italiano L2 possono richiedere interventi aggiuntivi, gruppi di apprendimento flessibili, laboratori linguistici e una maggiore disponibilità di ore di insegnamento. Tuttavia, servirebbero degli insegnanti specializzati nell’apposita classe di concorso A023, i quali, seppur presenti, paradossalmente non hanno la possibilità di accedere al servizio a causa dei molteplici tagli proprio sugli organici di questa specifica classe di concorso. Tagli che il presente Governo ha previsto ulteriormente per i prossimi anni proprio su queste cattedre di potenziamento;
- Il decreto prevede inoltre l’obbligo di frequentare corsi di italiano da parte di genitori di studenti stranieri, solo per quei casi in cui la scuola osserva che lo studente denoti particolari difficoltà linguistiche e di inserimento. Questa misura, oltre ad essere già in atto in quanto le scuole inviano delle segnalazioni ai genitori o in casi specifici ai servizi sociali, afferma che bisogna basarsi su criteri oggettivi che di fatto la stessa norma non chiarisce e anzi presuppone che la mancanza di conoscenza della lingua italiana richieda le stesse tutele di un alunno italiano con Bisogni Educativi Speciali (BES) o Disturbi specifici dell’Apprendimento (DSA). Tale decreto non chiarisce poi se per i genitori siano previsti permessi lavorativi per frequentare corsi formativi specifici;
- Il Decreto vieta di partecipare alle attività della scuola, e anche agli incontri tra scuola e famiglie, con il volto coperto o comunque in modo da non poter essere riconosciuti;
Considerato inoltre che
- Viste le suddette contraddizioni un simile approccio normativo rischia di aggravare le difficoltà evidenziate, senza garantire di per sé un effettivo miglioramento delle competenze linguistiche e degli apprendimenti, ma inducendo ulteriori difficoltà organizzative per studenti e famiglie oltre ad un indebolimento delle relazioni educative e sociali già costruite;
- I dati più recenti della Fondazione ISMU relativi all’anno scolastico 2024/25 mostrano che:
- Gli alunni con cittadinanza non italiana sono 931.323, cioè circa l’11,6% del totale. In pratica, poco meno di dodici studenti ogni cento;
- Il totale degli studenti in Italia, dalla scuola dell’infanzia alle superiori, supera gli 8 milioni e quasi due terzi degli studenti stranieri (il 65,2%, cioè oltre 607 mila) sono nati in Italia;
- In Italia ci sarebbe circa una sola alunna con il burqa ogni 660 classi;
Ritenuto che
- La scuola debba essere un luogo di inclusione, crescita e pari opportunità, a prescindere dalla provenienza degli studenti;
- Tali misure, adottate peraltro con lo strumento della decretazione d’urgenza, sembrano, anche per l’esiguo numero di casi a cui si rivolgono, configurarsi come interventi di natura propagandistica che eludono le vere priorità della scuola italiana (carenza di organici, edilizia scolastica, affollamento delle classi);
- Le eventuali difficoltà linguistiche devono essere affrontate attraverso interventi educativi mirati, laboratori linguistici, gruppi di apprendimento flessibili e l’impiego di personale qualificato (docenti L2, mediatori), senza che ciò comporti l’esclusione o la separazione dal gruppo classe;
- Il Decreto vieta inoltre la partecipazione alle attività scolastiche con il volto coperto, una misura che rischia di avere un effetto opposto a quello dichiarato, spingendo alcune famiglie all’isolamento o al ritiro scolastico delle figlie, anziché favorirne l’emancipazione attraverso l’istruzione;
Si impegnano il Sindaco e la Giunta
- A esprimere formalmente al Ministero dell’Istruzione e del Merito il netto dissenso dell’Amministrazione rispetto alle misure contenute nel Decreto in oggetto, chiedendo di abbandonare la logica dei tetti percentuali e degli spostamenti coatti degli alunni che violano il principio di prossimità territoriale;
- A sollecitare il Governo e il Ministero affinché interrompano immediatamente i tagli agli organici della classe di concorso A023 e alle cattedre di potenziamento, assumendo un numero adeguato di docenti specializzati e di mediatori linguistico-culturali;
- A chiedere al Ministero dell’Istruzione e del Merito di potenziare i Centri Provinciali per l’Istruzione degli Adulti (CPIA) presenti sul nostro territorio, ai quali il decreto affida anche i corsi di italiano per i genitori, così da dare a tutti i richiedenti l’opportunità di frequentare un corso di lingua italiana;
- Ad aderire al manifesto “La nostra scuola ha le porte aperte e non ha il tetto”, iniziativa nata durante il convegno “Le esperienze di scuole aperte”, firmata dagli assessori alla scuola dei Comuni di Bologna, Roma, Milano, Bergamo e Firenze, che si oppone al tetto del 30% di alunni stranieri nelle classi e riafferma il ruolo della scuola come spazio aperto e inclusivo, rifiutando logiche di esclusione o trasferimento forzato degli studenti in base alla sola nazionalità o competenza linguistica;
- A far pervenire la presente mozione alla Conferenza Zonale per l’Educazione e l’Istruzione dell’Empolese Valdelsa, affinché i suoi contenuti siano raccordati con il Progetto Educativo Zonale (PEZ), perseguendo i medesimi obiettivi di contrasto alla dispersione scolastica, prevenzione del disagio giovanile e inclusione;
- A mantenere le risorse comunali destinate ai servizi educativi scolastici ed extrascolastici per promuovere l’alfabetizzazione e le pari opportunità per tutti le bambine e i bambini di Montelupo;
- A trasmettere la presente mozione al Ministro dell’Istruzione e del Merito, all’Ufficio Scolastico Regionale per la Toscana, alla dirigenza dell’I.C. Baccio da Montelupo e alle rappresentanze parlamentari del territorio.
